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Mercoledì 23 Marzo 2011 12:09



150° ANNIVERSARIO DELL'UNITA' D'ITALIA

SEDUTA STRAORDINARIA DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO

17 marzo 2011 Università degli Studi di Padova, Aula Magna “Galileo Galilei”

Intervento del Magnifico Rettore Giuseppe Zaccaria



Signor Presidente della Regione Veneto, Signor Presidente del Consiglio Regionale, signor Sindaco della città di Padova, Signora Presidente della Provincia di Padova, Autorità, Signore e Signori.

L'Ateneo è onorato di ospitare oggi nella sua Aula Magna, tempio di scienza e sede prestigiosa di memorie storiche e di tutti gli eventi più significativi della vita accademica, questa seduta straordinaria del Consiglio Regionale del Veneto. A tutti voi porgo il più cordiale benvenuto mio personale e a nome di tutto l'Ateneo. Ringrazio in particolare il Presidente Clodovaldo Ruffato per aver voluto qui questa cerimonia, a sottolineare lo stretto legame tra questa Università e le vicende che hanno condotto 150 anni fa all'unità d'Italia e poi alla nostra attuale Repubblica.

L’8 febbraio 1848, quando l’impulsivo e generoso entusiasmo dei moti studenteschi poté contare sul sostegno di migliaia di cittadini oppressi dalla dominazione austriaca, la nostra Università anticipò di un mese quella stagione di agitazioni e di sommosse, sull'onda della rivoluzione europea iniziata a Parigi, che, a Venezia e nel Veneto, sfociarono nella risurrezione in veste democratica della Repubblica di San Marco. Sotto la guida di Daniele Manin, laureato in Giurisprudenza nel nostro Ateneo nel 1821.

Ciò che più desta stupore e ammirazione nel rileggere quelle pagine di storia è cogliere come il sentimento di indipendenza e di orgoglio nazionale convivesse ed anzi trovasse le sue radici in una coscienza regionale, che si collocava culturalmente in una linea di coerenza sia con la dimensione europea sia con la plurisecolare tradizione veneziana e con i suoi valori.

Durante quei decenni dell’800 e quegli eventi che portarono l’Italia alla libertà e all’unità nazionale, i riferimenti culturali e ideologici della componente liberale e di quella democratica del Risorgimento furono da un lato l’idea millenaria di un’Italia intesa come un’entità unitaria sul piano geografico, storico e morale, ma dall’altro anche le libertà comunali di una cittadinanza che rende liberi sia a livello nazionale sia livello locale.

Nel Risorgimento i nostri studenti, abbiamo poco fa reso omaggio alla lapide che li ricorda nell’Atrio degli Eroi, hanno combattuto e sono morti per la libertà nelle guerre di indipendenza nazionale, sui campi di battaglia di Curtatone e Montanara, di San Martino e Solferino, sacrificando il bene supremo della vita in nome di un ideale superiore, quello dell’unità e dell’indipendenza della loro Patria, liberata dal dispotismo e dal dominio straniero.

Questo è l’Ateneo di Ippolito Nievo, nato qui nella vicina via S. Eufemia nel 1831 e qui laureato nel 1855; le sue “Confessioni di un Italiano” sono il vero grande romanzo del Risorgimento dell’Italia, scritto tra il 1857 e il 1858 ancora prima che esso fosse compiuto. Opera pedagogica e progettuale, nella quale, certo, le parole – scrisse Nievo – non sono ancora un fatto, «ma fatti sono gli effetti che se ne ottengono»: «Dove tuona un fatto, siatene certi, ha lampeggiato un’idea». Ippolito Nievo è già l'anno dopo tra i Cacciatori delle Alpi di Garibaldi, e poi ancora nella gloriosa spedizione dei Mille. Quella spedizione che vide la partecipazione di ben 61 studenti dell'Università di Padova, la maggior parte veneti. Questo Ateneo ha dato poi allo Stato unitario ministri e alti dirigenti ministeriali. E’ l’Ateneo che con Marchesi, Bobbio, Meneghetti, Opocher divenne il centro animatore della cospirazione e della Resistenza nel Veneto e che, con i suoi 116 caduti, espresse una partecipazione corale alla lotta di liberazione, meritando alla nostra Università – unica in Italia – la medaglia d’oro al valor militare.

Nel 1861 l’Italia è nata nel segno di una volontà largamente condivisa di cambiamento, di libertà, di indipendenza, e soprattutto nel segno dell’appartenenza all’Europa moderna. Risultato di un travaglio lungo e doloroso e di una forte tensione ideale, l’unificazione della penisola dopo dodici secoli di divisione, realizzatasi attraverso l’iniziativa monarchica dialetticamente congiunta a movimenti liberali e democratici, assume le forme di uno Stato unitario: ma ricordiamo che Silvio Trentin, tra le voci più alte del federalismo, arrestato qui a Padova dalla polizia fascista nel novembre 1943 e morto pochi mesi dopo, nel suo "Stato-Nazione-Federalismo", uscito postumo nel 1945, imputava a questo Stato «l’invenzione della nazione» per giustificare il proprio potere accentratore. Scelte centralistiche, troppo spesso burocratiche e non rispettose delle autonomie regionali e locali, portarono a quell'incompiutezza ed insufficiente identificazione del cittadino con lo Stato che si prolungano fino ad oggi.

C’è ancora strada da fare per costruire quell’Italia che vorremmo unitaria e insieme custode delle sue diversità. Ma senza quei pazzi che diedero la vita per la libertà e per l’indipendenza del nostro Paese oggi non potremmo parlare di libertà, oggi i nostri ragazzi non potrebbero sventolare il tricolore nelle piazze e neppure si potrebbe parlare di federalismo. Ben venga il passaggio ad uno stato in cui il federalismo sappia rilanciare l’unità nazionale nel rispetto delle sue articolazioni sulla base di un’equità solidale nella stessa ripartizione delle risorse, restituendo il posto che merita al principio di responsabilità nell’uso delle risorse. Ma mai sia messa in dubbio la validità del principio fissato dall’art. 5 della nostra Costituzione per cui l’Italia è una e indivisibile. Rovesciando la famosa frase di Massimo d'Azeglio ("Abbiamo fatto l'Italia ora dobbiamo fare gli italiani"), potremmo dire che quel che ancora non esisteva prima del 1861 era un’Italia intesa come grande Stato moderno, efficiente, razionalmente organizzato sull’esempio delle numerose nazioni europee cui molti guardavano con ammirazione. Un siffatto Stato italiano forse non esiste in modo compiuto neppure oggi: è ancora in buona parte da costruire, e tutti noi sopportiamo il peso di quest’opera per taluni aspetti ancora incompiuta.

Il percorso storico che ha portato all’Unità è stato assai più complesso, problematico e tormentato di quanto ci possa sembrare oggi. Si trattò di tessere una tela che poteva strapparsi ad ogni passo, con la conseguenza di un drammatico arretramento: partita difficile ed incerta, tra scenari interni ed internazionali estremamente mutevoli, in cui risalta l’eccezionale fiuto politico e l’abilità diplomatica, ma anche e soprattutto lo spessore ideale di una visione strategica quale quella di cui si fece portatore Camillo Benso di Cavour.

In una prospettiva allargata tematicamente e temporalmente, dobbiamo alfine riconoscere che l’Unità d’Italia è stata un successo. Come ci ricorda Giuseppe Galasso, l’Unità conclude “con una sostanziale riuscita la grande rincorsa all’Europa che l’Italia aveva cominciato sin dalla fine del Settecento, dopo due o tre secoli in cui l’Italia si era ritrovata sempre più marginale e dipendente in Europa”.

La Nazione – ha detto Ernest Renan con una celebre espressione – è un plebiscito di ogni giorno. L'Università vuol dare un forte e convinto contributo a questo plebiscito quotidiano. L’Ateneo è pronto a collaborare attivamente al completamento del disegno di un'Italia moderna, civile, competitiva, ben integrata in Europa. Noi crediamo che l’istruzione sia oggi tra gli strumenti più importanti per promuovere, oltre a valori fondamentali come il rispetto per l’altro e la fiducia nelle istituzioni, anche il senso di appartenenza e di identificazione con la comunità nazionale. Vogliamo sempre più impegnarci perché i nostri studenti escano dall’Università avendo assimilato e condiviso i valori costituzionali, consapevoli di quanto sia importante essere buoni cittadini, inseriti in una comunità nazionale degna di questo nome, aperti alle esigenze del territorio regionale e insieme dinamicamente proiettati in una dimensione e in un’ottica europee ed internazionali.

La conoscenza, la ricerca, oltre che l'impegno civile, possono accendere una luce sulle molte ombre che ancora avvolgono il nostro Paese. Mentre oggi celebriamo i 150 anni dall'Unità, l'Università vuole offrire il suo rinnovato e forte contributo perché quegli ideali di libertà, indipendenza, integrità morale che hanno infiammato i giovani veneti ed italiani nel 1848 vincano sull’egoismo e sulla divisione e consentano alle nuove generazioni di affrontare con fiducia e con strumenti idonei le grandi sfide della società globalizzata.

 

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 29 Aprile 2011 08:25
 


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