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Erminia Fuà Fusinato PDF Stampa E-mail
Lunedì 21 Febbraio 2011 09:07

ERMINIA FUA' FUSINATO

Patriota - Poetessa - Scrittrice - Educatrice

Nacque di religione ebraica e in condizioni agiate a Rovigo il 5 ottobre 1834 da Marco, medico, e Geltrude Bianchi. Quando era ancora piccola, si trasferì con la famiglia a Padova. Come usava allora per le donne, ricevette l'istruzione in casa dallo zio Benedetto Fuà, ingegnere delle ferrovie, che la educò secondo il metodo Pestalozzi.

Per anni la Erminia si prese cura della madre ammalata, dei fratelli e delle sorelle, una delle quali morì a tredici anni di tubercolosi polmonare. A diciotto anni, mentre recitava in casa alcuni versi da lei composti, si innamorò del poeta Arnaldo Fusinato che era andato ad ascoltarla con alcuni amici. Egli la indirizzò verso le riviste femminili milanesi di A. Lampugnani, La Ricamatrice e Ore casalinghe: fu qui che pubblicò le prime poesie (Versi e fiori e Musica e poesia). Nel 1856, poiché i genitori non acconsentivano alle nozze con il Fusinato - cattolico, vedovo e in fama di scapestrato -, Erminia lasciò la famiglia, andando a Venezia presso un altro zio paterno; qui si convertì al cattolicesimo e sposò Arnaldo nella chiesa di S. Salvador (6 ag. 1856). In seguito si riconciliò con i genitori.

Erminia abitò con il marito a Castelfranco Veneto, presso la madre della prima moglie del Fusinato, che l'accolse come una figlia. Nel 1857, durante la gravidanza da cui nacque il primo figlio Gino, soffrì di tubercolosi miliare. In seguito ebbe altri due figli: Guido (1860) e Teresita (1863). Recitò come prima attrice nella compagnia teatrale della Società filodrammatica di Castelfranco diretta dal marito. Tra il 1862 e il 1864, insieme con il marito, tenne i contatti tra i comitati segreti veneti e il Comitato centrale antiaustriaco di Alberto Cavalletto a Torino.

Il suo ruolo fu importante: mentre il marito, sorvegliato, si lasciava vedere in giro per sviare le ricerche della polizia, Erminia tesseva la fitta trama dei contatti tra Torino e i comitati veneti di cui amministrava anche le modeste risorse. Negli anni in cui rimase a Castelfranco compose poesie patriottiche come Venezia a Milano e Grido di madre dopo la pace di Villafranca (entrambe del 1859).

Quando, nel 1864, il marito, sospettato dalla polizia, dovette emigrare, Erminia lo raggiunse a Firenze. Qui frequentò letterati e politici di diverso orientamento come Niccolò Tommaseo, G. Capponi, B. Cairoli e C. Correnti, e raccolse fondi per le famiglie degli esuli. A Firenze collaborò con numerose testate femminili, tra cui La Donna, stampata a Venezia e diretta da Guadalberta Alaide Beccari; promosse e curò la prima edizione delle Confessioni di Ippolito Nievo, morto durante la spedizione dei Mille e legato ai Fusinato da affettuosa amicizia.
Erminia ne aveva ricevuto il manoscritto da B. Gobio Melzi e si era dedicata al compito, che risultò non facile, di farlo stampare: infine, nel 1867, trovò Le Monnier di Firenze. Anche su richiesta dell'editore, ella rivide ed emendò il testo, cambiandone il titolo in Confessioni di un ottuagenario e vi premise la propria ode In morte di Ippolito Nievo.

Dopo il trasferimento della capitale da Firenze a Roma (1° luglio 1871), gli investimenti fatti dal Fusinato in attività edilizie nella città toscana si risolsero in forti perdite, che misero in difficoltà i due coniugi. Allora C. Correnti, ministro della Pubblica Istruzione, offrì ad Erminia ,nonostante ella non avesse titoli di studio, l'incarico di ispettore negli educandati femminili a Napoli, nell'Umbria e a Roma e provincia. Erminia accettò e poco dopo si trasferì a Roma, dove abitò da sola fino al 1874, anno in cui il marito la raggiunse. Affidò i figli e affittò la casa di Firenze a una famiglia inglese. Ottenne la cattedra di lettere italiane presso la Scuola normale (1871-72) e fu la prima direttrice dell'Istituto superiore di cultura femminile alla Palombella (1873-76).

Dedicò tutto il periodo romano all'educazione delle donne. Collaborò a riviste come La Cornelia di Anna Folliero, stampata a Firenze. Scrisse le sue esperienze in un diario, pubblicato postumo. Al Congresso pedagogico di Venezia fu, unica donna, vicepresidente di una sezione (1872). Fu fondatrice e presidentessa della Società per la istruzione superiore della donna (1874-76).

Morì di tubercolosi miliare a Roma il 30 sett. 1876 dopo un viaggio in Veneto. I funerali si svolsero col concorso del Municipio romano e di numerose personalità.


Fonte: DIZIONARIO BIOGRAFICO DEGLI ITALIANI - Treccani
Ultimo aggiornamento Mercoledì 23 Febbraio 2011 11:17
 


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